mercoledì, maggio 26, 2004
INTERVISTA A BERSANI Da Il Giornale di Oggi-Avvenire Domenica 16 Maggio 2004
MUSICA E PAROLE
«È vero: ho accettato che uscisse una mia biografia ma perché nel frattempo sono molto cambiato»
Bersani: «Cantautori non fate più romanzi»
Parla l'artista: «Ligabue e Guccini scrivono belle cose, gli altri fanno romanzi per calcolo. La crisi della musica? Tutta colpa dei troppi dischi brutti che facciamo»
Di Massimo Iondini
In principio era Guccini. Poi a scrivere libri in questi ultimi anni ci hanno pensato un po' tutti, da Ligabue a Dalla, da Jovanotti a Carboni. «Anch'io stavo scrivendo un romanzo. Il protagonista raccontava Stromboli e il terrore di salire sul cratere. Poi il vulcano è esploso per davvero, così a metà libro ho lasciato perdere. Meglio, perché non mi convincono i cantautori che diventano romanzieri. E ora ce ne sono davvero troppi». Eppure anche Samuele Bersani è appena finito sugli scaffali delle librerie con una biografia, Samuele Bersani. Chiedi un autografo all'assassino, scritta da Marco Ranaldi.
Bersani, perché ce l'ha così tanto con i colleghi cantautori che diventano scrittori?
«Perché solo Guccini e Ligabue hanno ancora qualcosa da dire. Gli altri mi sembra che facciano solo incursioni un po' furbesche senza lasciare tracce».
A chi si riferisce?
«Non faccio nomi, non è nel mio stile. Comunque è facile vedere quanti libri di cantautori sono usciti proprio in concomitanza con la pubblicazione del cd o l'inizio del tour».
Lei non si è mai prestato a operazioni di marketing?
«Qualche compromesso in passato l'ho accettato anch'io. Ma ora non più. Anche per questo, per esempio, mi si vede poco in televisione».
Ma la invitano?
«Certo, e mi rendo anche conto che un po' più di visibilità non mi nuocerebbe. Ma di questa tivù, tranne Fiorello, mi fa orrore quasi tutto. La verità è che troppi artisti non hanno più coraggio di dire no a certe proposte».
A cos'altro si riferisce?
«Per esempio, a certi grandi cantautori degli anni 80 che fanno soldi con le loro canzoni trasformate in suonerie dei cellulari. Si sono comprati ville ovunque, barche, hanno goduto del momento d'oro del pop. Dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza».
Ma è tutta colpa della crisi del mercato discografico...
«Non credo. È vero che si vende poco, ma è altrettanto evidente che si fanno brutti dischi. Noi cantautori dovremmo invece scrivere canzoni solo quando abbiamo davvero qualcosa da dire. Oltretutto abbiamo il privilegio della sintesi: dire tutto quello che vogliamo in quattro minuti, senza inutili lungaggini. È questa la magia della canzone, il mix perfetto di suoni e parole».
Che cos'è per lei la parola, visto che ora è arrivato anche nelle librerie?
«La parola fa la differenza tra gli esseri umani e gli altri esseri viventi. La capacità di chi scrive libri o canzoni sta nel renderti interprete della storia che racconta. Io, per esempio, amo molto il linguaggio allusivo e figurato. Ha ragione Roberto Roversi quando dice che la metafora è l'ombra cinese delle passioni».
Lei che è così schivo, perché ha accettato una biografia?
«In effetti mi imbarazza un po' raccontarmi. E l'autore lo sa, visto che dalle prime interviste a oggi sono passati tre anni. Anzi, confesso che l'80 per cento di quello che ho detto di me risale a prima dell'attacco alle Twin Towers. Da allora il mondo è cambiato. E anch'io».
(Per il file pdf di questa intervista, scaricate dalla pagina salla stampa del sito di Samuele Bersani)
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